Discorso tra donne.

“Te l’ho già detto vero quanto apprezzo la tua compagnia? Insomma il modo con cui semplicemente sei. Ogni tanto credo di invidiarti, per questo”.
“Hem…”.
“Davvero sei un esempio per me, una di quelle rare persone che non permetterei a nessuno di portarmi vai. Sì una di quelle persone dalle quali capita ancora di imparare”.
“…”.
“Sai cosa davvero mi piace del tuo modo di fare, cosa mi piace soprattutto? Quando entri in un posto dove ci sono Loro, e che sai che ti stanno guardando, che valuteranno cinicamente ogni tuo comportamento, e che daranno un voto, segretamente, meschinamente, Loro valuteranno…”.
“?”.
“Pollice verso o promozione, questo faranno Loro. E devi essere tanto furba da essere promossa, devi passare la prova; altrimenti cosa hai vissuto a fare, cosa hai indossato a fare il tuo completo migliore, quello costoso e chic? Intendiamoci di questi completi costosi e chic ne devi avere uno per ogni giorno che vivi su questo pianeta, e devi avere i capelli a posto e le scarpe coordinate, e il trucco da puttana, devi… “.
“…”.
“Tu però riesci a fregartene, ma come fai; anzi ma come fa, perché è questo che mi chiedo sempre quanto ti vedo, dopo che ti ho vista. Allora penso che vorrei potermene fregare anch’io come fai te. Vorrei entrare alla posta e non dovermi preoccupare di come ho i capelli e se sono abbastanza elegante da reggere il confronto. Resistere all’impulso che ho di guardarmi nello specchietto, per ridarmi un sistemata. Mi piacerebbe davvero non dovermi fermare all’ingresso per specchiarmi a figura intera nei vetri di ogni negozio, poste incluse, e far ciò perché so che dentro ci sarà qualcuno dei Loro. E… “.
(trillo di telefono)
“Scusa un attimo. Prooonto? Ciao bella; ah ma certo. Domani. Sì, dai che lo sapevi anche tu. Hum, vediamo. Senti facciamo che ti richiamo, ok?”.
(richiude il telefonino).
“Quindi… dov’eravamo rimaste?”.
“…”.
“Ma sì certo, ti stavo dicendo di questa mia fragilità… è che ogni tanto sono persino nauseata dalla mia immagine, eppure… no davvero, sono stomacata, anche se indosso il mio vestitino Dior o Ferre, anche se vesto con ineccepibile gusto; e comunque stomacata o no, non posso fare a meno di guardarmi, di passarmi letteralmente al vaglio e di odiare ogni millimetro di me che trovo fuori posto. È che mi sento sempre in competizione, una impossibile bestia da sfilata”.
“…”.
“Senti posso dirtela una cosa? Io, insomma non voglio apparire cinica. Per Dio, sono tua amica e non voglio sembrarti stronza ma… “.
“?”.
“Ma che vuoi, io sono… Onestamente sono… come dire, stranita? Insomma te l’ho detto quanto ti ammiro, ma non so davvero fare a meno di domandarmi come fai tu ad andare in giro così senza sentirti di peso…. Come dire, senza provare un certo disagio, senza sapere che stai perdendo ai punti, che non hai speranza di vincere?”.
“Hem…”.
“Insomma ti sei guardata? E hai presente cosa a Loro piace? Hai mai guardato uno di Loro negli occhi… a tu per tu… perché è in questi momenti che si scopre che hai sempre da vincere ai punti, perché ci sono sempre dei punti in ballo, e Loro lo sanno comunque vada. Loro lo sanno”.
“!”.
“Ok, lo so che è un problema di scelta, come dire, di gerarchia di valori. E allora posso credere che tu abbia deciso che ci sono altre cose, posso capire che tu abbia altri valori. E allora posso persino dirti che questa tua indipendenza l’apprezzo… però, ecco non mi convince e penso che sia… no, non prendertela male, ma penso che sia, beh, fondamentalmente, falsa. Tu non puoi essere davvero come sei. No, davvero non ci credo che per te le passerelle non esistono; che non senti che ci sono dei giurati che votano. Molti giurati abituati a dare voti e a decidere chi ammettere e chi… bocciare, espellere, cazziare. Tu lo sai vero? Sai che queste cose esistono?”.
(ancora l’ennesimo trillo di telefonino)
“Proonto?”.
“…”.
“Sì caro, certo, domani è perfetto; dimmi dove e ci sarò. Anche Carla, quella stronza, nooo! Insomma lo sai che queste cose le devi organizzare a tempo, quante volte ne abbiamo discusso. Ma lo sai che ore sono adesso? Sono già le quattro e trentacinque e tu mi dici che domani sera, alle nove io devo essere nello stesso posto in cui ci sarà Carla; e questa cosa me la dici a… quanto manca? Me la dici con sole ventotto ore e venticinque minuti di preavviso. Scusa ma secondo te come faccio a organizzarmi? Come faccio a mettere insieme qualcosa di decente da indossare?… Insomma tu mi costringi a una marcia forzata per negozi, e mi condanni al dubbio di non riuscire comunque a trovare una griffe decente, cioè vincente per allora. E poi sono qui con una mia amica e… Capisco. Vabbè lo sapevi anche tu no? D’accordo ci vediamo domani. Ti aspetto; ciao Fufy”.
(riaggancia)
“…”.
“Cielo come si è fatto tardi! Sarà il caso che vada. Ah, dimentica quello che ti ho detto, sei bellissima e nonostante tutto sei insostituibile”.

Discorso tra donne.ultima modifica: 2004-01-18T15:47:13+01:00da manjk
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