Note di diario.

Oggi ho ripreso in mano un libro al quale sono molto legato; le Memorie di Adriano, della Yourcenar. Il libro era nel frattempo finito sulla sesta mensola dell’alta libreria di casa e ho dovuto recuperarlo stando in piedi sullo sgabello da cucina che mia madre usa per raggiungere le confezioni di pasta. Come dire: nutriamoci di cultura.
Mi riavvicino a questo libro conscio del fatto di avere oggi, rispetto a ieri, molti elementi in più con cui valutare la storia ivi contenuta. Oggi che approssimatamente conosco la storia della Roma imperiale e che sono curioso di poterla leggere dall’interno, per tramite di una “soggettiva” Adriano-Yourcenar. Trovo per tanto tra le note posposte al testo e rubricate come Taccuini di appunti queste parole alquanto rivelatorie della Y.
“Tutto ci sfugge. Tutti. Anche noi stessi. La vita di mio padre la conosco meno di quella di Adriano. La mia stessa esistenza, se dovessi raccontarla per iscritto, la ricostruirei dall’esterno, a fatica, come se fosse quella di un altro. Dovrei andare in cerca di lettere, di ricordi d’altre persone, per fermare le mie vaghe memorie. Sono sempre mura crollate, zone d’ombra.
Fare in modo che le lacune dei nostri testi, per quel che concerne la vita di Adriano, coincidano con quelle che potevano essere le sue stesse dimenticanze”.

***Il che è vero, a mio parere, particolarmente azzeccato nel caso di uno scrittore. L’invenzione non ha sostanzialmente nulla di diverso dalla realtà che si deposita come memoria, realtà postuma. Ogni vita infatti, nel momento in cui passa al ricordo, fluttua irrimediabilmente in quel limbo dell’approssimazione, del quale tutto può dirsi e tutto può negarsi. Lo scrittore realizza vite che vivranno nel momento in cui sarà aperto il libro, che vivranno non diversamente dalle altre, le sole alle quali si dà patente licenza di esistenza.

Note di diario.ultima modifica: 2004-01-19T13:10:37+01:00da manjk
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