Mettiamo che tu…

Mettiamo per un attimo che tu, oh mio lettore, fossi, guarda un po’ anche un Cristo, un grandissimo, sensibilissimo, talentuosissimo scrittore. Mettiamo che all’età di nove anni già componevi poesiole che venivano poi diffuse all’interno del circuito scolastico, in quelle antologie domestiche che fanno la felicità dei grandi, finché loro, i grandi, non si ripromettono qualcosa da te almeno esteticamente, … Continua a leggere

Agli ausiliari della sosta (quando anche la sosta è selvaggia):

Scegliere di andarsene a zonzo per la città con una pettorina verde, penna nell’orecchio come i salumieri e blocchetto per i verbali, è decisamente una scelta che non commento; ognuno è libero di scegliere di che cosa morire come di cosa vivere, e spesso tra le sue cose non c’è neppure ‘sta grande differenza. Ma una cosa che trovo raccapricciante, … Continua a leggere

Ascoltare chi, ascoltare quando?

La cosa inquietante è questa: un mondo dove la persone sono sempre meno disposte ad ascoltare altro che non sia la propria voce. Lo stesso vale nel bog, anche qui esiste il pericolo di una saturazione di parole e, d’una paritetica ma in senso inverso, contrazione della lettura ed eventualmente della meditazione risposta (la quale, nel blog, assume la forma … Continua a leggere

Astrologia da blog.

Sto diventando superstizioso, aleatoriamente tale. Cioè, mi capita sempre più spesso di ricorrere all’astrologia per determinare ciò che altri direbbe affinità elettive. Paradossale che un illimunista come me sia tanto succube di infondatezze piacione come quelle che oroscopizzano tutto l’oroscopizzabile per venderci assieme alle speranze almeno le riviste. Venditori di illusioni, quando non di filtri d’amore e di amuleti apotropaici, … Continua a leggere

Supermodel sandwich w/cheese.

Il narcisismo di un musicista sul palcoscenico è qualcosa di molto radicato, è qualcosa di toccante e da provare. Una gratifica sostanziale a questo vizio viene per l’appunto non solo ad essere in scena, elevato sopra le teste di gente comune, ma soprattutto viene dal fatto di offrire a quelle persone una cosa tanto grande qual è la musica. La … Continua a leggere

Mai giudicarsi.

Iniziamo dalle presentazioni. Maria ha ventun’anni è dell’Ecuador ed è in Italia da quando aveva undici anni. Io sono italiano; ho qualche hanno in più di Maria. I nostri destini si sono incrociati per una sera, per un sabato notte (quello appena trascorso). Avrebbero potuto rimanere separati l’uno all’altro, indifferenti, invece è andata in un’altra maniera, ed è bastato che … Continua a leggere

Una cosa che ha dell’incredibile.

Vorrei che ci credeste, davvero arrivammo alla bassa padana dal passo di Zurghaten a quota millesei sopra il livello del mare, coprendo quindi una distanza di centocinquanta chilometri, bruciando il corrispettivo di un quarto dell’imprecisata sostanza etilica che Rug aveva acquistato dai frati cenobiti. Alternative non ne avevamo e lo capimmo subito entrambi, io e Rug, quando fermi col suo … Continua a leggere

Habet mulers animam?

Intellettualmente cioè criticamente, la donna, tacchi, minigonna e nécessaire per l’imbellettamento, mi fa una certa pena anche se pulsionalmente mi arrapa. Ecco che in me si scontrano una coscienza come raffinata intelligenza critica e, un’animalità libidicamente condizionata, istintualmente prensile e totalmente acoscienziata. Donde, pare chiaro, in ognuno di noi Petrarca e Attila convivono; la barbarie sta sotto lo stesso tetto … Continua a leggere

Buio Solitudine Cinema e Civiltà.

Una storia dell’individualità dai suoi albori al suo acme, con annessi e connessi del tipo, solitudine, nevrosi compulsive, sociopatie etc, ci costringerebbe a procedere parallelamente alla storia dell’intrattenimento, sorta di ludografia che ha addentellati fin troppo patenti con l’organizzazione del gruppo. Il cinema, camera scura e silenziosa in cui sono proiettate immagini finte, diventa in tal senso proprio l’esempio che … Continua a leggere

“La città è chiusa, andate a festeggiare da un’altra parte”.

Quest’anno chi si era raccolto col naso per aria guardando verso il plumbeo cielo invernale di Milano, ha avuto una sorpresa. Ora ho capito che le tradizioni servono solo a fare demagogia, avendo la loro bella utilità politica. Raccogliersi attorno ai tavoli coi parenti è politico. Mangiare cappone è politico. Farsi di panettone è politico. Sbevazzare spumante è politico. Guardare … Continua a leggere